Le Havre in solitaria: Perret, il MuMa e la Normandia dal mare

Quando ho detto in giro che andavo a Le Havre in solitaria, la reazione è stata quasi sempre la stessa: un sopracciglio alzato e una domanda secca — «Le Havre? E cosa ci vai a fare?». Arrivato sul lungomare, davanti alle cabine colorate della spiaggia e alla torre di Saint-Joseph che si staglia sul cielo della Normandia, ho capito che era la domanda sbagliata. La città ricostruita da Auguste Perret dopo la Seconda guerra mondiale è uno dei luoghi più affascinanti che abbia mai visitato da solo: un laboratorio di architettura a cielo aperto, un porto che vive di ritmi veri e un museo di impressionisti che vale da solo il viaggio.

Le Havre Perret concrete city center seen from the beach with Saint-Joseph tower

In questa guida trovi il racconto dei miei giorni a Le Havre, ma anche tutto quello che serve per organizzarne uno tuo: come arrivare da Parigi, cosa vedere nel centro Perret, dove mangiare pesce fresco, quanto costa dormire e come usare la città come base per le scogliere di Étretat e le spiagge dello sbarco. L’ho scritta per chi viaggia da solo, ma funziona per chiunque abbia voglia di una Normandia diversa da quella delle cartoline.

Indice dell’articolo

n

Perché Le Havre in solitaria: la mia esperienza

Ho scelto Le Havre quasi per caso, spinto dalla curiosità per quella frase che leggevo ovunque: «la città ricostruita da Perret, patrimonio dell’umanità». Il rischio di restare deluso c’era, lo ammetto: le città ricostruite dopo la guerra a volte hanno l’anima di un quartiere direzionale. Le Havre invece mi ha sorpreso dal primo giorno, perché qui il cemento non è grigio e anonimo: è una trama di luce, di proporzioni studiate e di case che sembrano tutte uguali eppure non lo sono mai. Camminare per le strade del centro significa leggere un unico grande progetto, quello di un architetto che ha avuto il coraggio di ricostruire una città intera in dieci anni.

Viaggiare da soli a Le Havre è facile: è una città a misura di pedone, con pochi turisti anche in alta stagione e una vita di quartiere autentica che non ti aspetta mai dietro l’angolo di una cartolina. Ho passato una mattina intera al MuMa davanti ai quadri di Boudin senza nessuno che mi spingesse, ho mangiato un piatto di cozze da solo al porto vecchio e ho guardato il tramonto dalla spiaggia con le cabine colorate che sembravano uscite da un film degli anni Sessanta. Se stai cercando una destinazione dove il viaggio in solitaria significa soprattutto spazio e tempo per te stesso, Le Havre è la scelta giusta.

Un consiglio che vale per tutta la città: non avere fretta. Le Havre non si capisce in un’ora, si capisce camminando, sedendosi sulle panchine della place de l’Hôtel de Ville, osservando il gioco di luci sulle facciate di cemento quando il sole tramonta sul mare. È una città che premia chi la guarda con calma, e per chi viaggia da solo la calma è la risorsa più preziosa che esista.

Come arrivare a Le Havre: treno, traghetto e pullman

Il modo più comodo per arrivare a Le Havre è il treno da Parigi: dalla Gare Saint-Lazare partono collegamenti diretti che impiegano circa due ore, con fermate intermedie a Rouen. Ho preso il primo treno del mattino e alle dieci ero già in centro con lo zaino in spalla, il che la dice lunga su quanto sia facile organizzare un weekend. Se stai pianificando un viaggio più lungo in Francia, nella mia guida a Parigi in solitaria trovi i consigli su come arrivare e muoverti nella capitale prima di prendere il treno per la Normandia.

In alternativa c’è il pullman FlixBus, che collega Parigi e altre città francesi con tariffe spesso molto convenienti, e c’è il traghetto: la Brittany Ferries collega Le Havre a Portsmouth, in Inghilterra, con una traversata di qualche ora che arriva proprio nel cuore del porto. Chi viaggia in auto percorre l’autostrada da Parigi in circa due ore, ma a Le Havre la macchina è più un ingombro che un aiuto: il centro è compatto e il parcheggio a pagamento si fa sentire. La stazione ferroviaria è a pochi minuti a piedi dalla place de l’Hôtel de Ville, quindi appena sceso dal treno puoi già lasciare il bagaglio e iniziare a camminare.

Per chi arriva con tempo a disposizione, consiglio di non passare da Rouen senza almeno una scappata in centro: è a un’ora di treno da Le Havre e vale una mezza giornata, ma di questo parliamo più avanti.

Come muoversi: una città che si gira a piedi

La prima cosa che ho capito a Le Havre è che non serve alcun mezzo per visitare il centro: la città ricostruita da Perret è disegnata su una maglia di strade larghe e rettilinee, con isolati regolari, e le distanze sono tutte percorribili a piedi in dieci-quindici minuti. La passeggiata tra la stazione, la place de l’Hôtel de Ville, il porto e la spiaggia è il modo migliore per entrare nel ritmo della città, e per chi viaggia da solo è anche il modo più semplice per non sentirsi mai perso.

Per le distanze più lunghe, come il quartiere di Graville o i docks a sud, c’è la rete di autobus urbani LiA, con biglietti che costano circa due euro a corsa e abbonamenti giornalieri convenienti. Se arrivi in treno, la stazione è a pochi minuti dal centro: l’unica salita degna di nota è quella verso il Fort de Tourneville e il belvedere, che si può affrontare con calma o evitare con un autobus. Io ho camminato quasi tutto, anche perché Le Havre è piatta e il clima marittimo rende piacevole anche la camminata più lunga.

Un dettaglio che ho apprezzato molto: il lungomare e la strada verso il cap de la Hève sono perfetti per correre o andare in bicicletta, con piste dedicate che costeggiano il mare per chilometri. Se viaggi leggero e ami muoverti in autonomia, Le Havre è una di quelle città dove lo zaino in spalla e un paio di scarpe comode bastano davvero a tutto.

Le Havre di Perret: la città ricostruita patrimonio UNESCO

Per capire Le Havre bisogna partire da una data: il 5 settembre 1944, quando i bombardamenti alleati distrussero quasi l’ottanta per cento della città, riducendo in macerie un porto che esisteva dal 1517, quando Francesco I lo fece fondare come nuovo scalo sulla foce della Senna. La ricostruzione venne affidata a Auguste Perret, architetto già celebre per le sue sperimentazioni sul cemento armato, che in dieci anni ridisegnò il centro con una maglia rigorosa di isolati, moduli ripetuti e un’attenzione quasi ossessiva alla luce. Il risultato è un insieme unico al mondo, iscritto nel 2005 nella lista del patrimonio mondiale UNESCO: è la prima città ricostruita del Novecento a entrare in questa lista, e camminandoci dentro si capisce il perché.

Il cemento di Perret non è quello dei quartieri grigi che immagini: le facciate sono chiare, scandite da finestre regolari e da dettagli modulari che creano un ritmo visivo continuo. Ogni isolato ha la stessa ossatura, eppure la città non è mai monotona, perché le variazioni arrivano dai cortili interni, dai negozi al piano terra e dal cielo che si riflette nelle superfici. Per chi ama l’architettura è un parco giochi: ho passato ore a fotografare i dettagli delle balconate e le prospettive delle strade che finiscono tutte verso il mare o verso la torre di Saint-Joseph, il vero faro della città.

Se vuoi capire davvero questo patrimonio, ti consiglio di partire con un tour guidato del centro Perret a Le Havre: una guida locale ti spiega il progetto urbanistico, i materiali e le storie della ricostruzione in un paio d’ore, e da soli è ancora più facile seguire i propri ritmi. In alternativa, il Centro di interpretazione del patrimonio e gli appartamenti testimonianza raccontano la vita quotidiana negli anni Cinquanta con ricostruzioni d’epoca che sembrano uscite da un set cinematografico.

Cosa vedere nel centro: Saint-Joseph e il cuore di Perret

Eglise Saint-Joseph Le Havre tall concrete tower lighthouse architecture

Il simbolo di Le Havre è l’Église Saint-Joseph, la chiesa costruita da Perret tra il 1951 e il 1957 come omaggio alle vittime dei bombardamenti. La sua torre di circa cento metri domina la città come un faro laico: dall’esterno sembra un’enorme lanterna di cemento, dall’interno è uno spazio di luce straordinario, grazie alle vetrate colorate che si accendono al tramonto e trasformano la navata in un caleidoscopio. Ho visitato la chiesa nel pomeriggio, quando il sole basso filtrava dalle vetrate, e ancora oggi la definirei l’esperienza più intensa di tutto il viaggio: è architettura, memoria e spiritualità insieme, e non costa nulla.

Pochi minuti a piedi ci sono gli altri pezzi del puzzle: la place de l’Hôtel de Ville, una delle piazze più grandi d’Europa, con il municipio e la sua torre di diciotto piani; la cattedrale di Notre-Dame, l’unico grande edificio del centro sopravvissuto alla guerra, con la sua facciata del Cinquecento che contrasta con il cemento circostante; e il quartiere di Saint-François, il più antico, rimasto in piedi quasi per miracolo e oggi pieno di bar e ristoranti di pesce. Una delle cose che preferisco di questa zona è l’appartamento testimonianza di Perret, ricostruito con i mobili e gli oggetti originali: entrare lì è come fare un salto indietro nel 1954, quando gli abitanti tornavano nelle loro case nuove di zecca.

Completa il quadro l’Espace Niemeyer, il «Volcan» di Oscar Niemeyer: un edificio bianco a forma di vulcano troncato, inaugurato nel 1982, che ospita il centro culturale della città. Lo si ama o lo si detesta, ma non si può ignorare, e la sera, illuminato, sembra una nave spaziale atterrata tra le case di Perret. Se il tempo stringe, questa è la tappa da non perdere dopo Saint-Joseph.

Il MuMa, museo Malraux: gli impressionisti a due passi dal mare

MuMa museum Le Havre glass facade with impressionist paintings gallery

Il museo d’arte moderna André Malraux, che tutti chiamano MuMa, è la ragione principale per cui molti viaggiatori vengono a Le Havre, e non delude. Il museo è ospitato in un edificio di vetro e acciaio affacciato sull’estuario, costruito negli anni Sessanta, con una luce naturale che sembra pensata apposta per i quadri: la collezione di impressionisti è tra le più importanti di Francia, seconda solo a quella del Musée d’Orsay, e conta opere di Monet, Renoir, Sisley, Pissarro e Degas, insieme ai capolavori di Eugène Boudin, il pittore di Honfleur che ha insegnato a Monet a guardare il mare. Malraux stesso, che da ministro della Cultura inaugurò il museo nel 1961, lo definì «il più piccolo dei grandi musei».

Ho passato quasi tre ore al MuMa senza rendermene conto: la sezione sulle vedute della costa normanna è un viaggio nel tempo, perché molti dei paesaggi dipinti tra il 1850 e il 1900 sono riconoscibili ancora oggi, dalla spiaggia di Étretat alla foce della Senna. Il museo è gestito benissimo: audioguide in francese e inglese, una caffetteria con vista sul mare e pochissima folla, anche in agosto. Il biglietto costa circa una decina di euro, con riduzioni per gli under 26 e ingresso gratuito la prima domenica del mese, come da tradizione francese.

Se vuoi approfondire la collezione, ci sono visite guidate del MuMa con focus sugli impressionisti che ti fanno leggere i quadri con occhi diversi. Altrimenti, il sito ufficiale del museo ha un calendario aggiornato di mostre temporanee ed eventi: merita un’occhiata prima di partire, perché le esposizioni temporanee sono spesso di alto livello e cambiano la pianificazione della giornata.

Il porto e i docks: l’anima marittima di Le Havre

Le Havre è prima di tutto un porto, il più grande di Francia per il traffico di container, e questa identità si respira ovunque: dalle gru che disegnano l’orizzonte del porto commerciale alle barche da pesca del porto vecchio. Il modo migliore per capire la scala del porto è guardarlo dall’acqua con un giro in barca nel porto di Le Havre: si attraversano i bacini, si costeggiano le navi portacontainer grandi come palazzi e si vede il centro Perret da una prospettiva completamente diversa. Io l’ho fatto al mattino presto, quando la luce era perfetta e l’aria sapeva di sale e di gasolio: un’esperienza che consiglio a chiunque, da solo o in compagnia.

A piedi, il cuore marittimo si scopre nel quartiere di Saint-François, l’unico rimasto in piedi dopo i bombardamenti: viuzze strette, case basse, bar di pescatori e ristoranti dove la specialità è il pesce del giorno. Poco più in là, i Docks Vauban sono l’ex magazzino portuale riconvertito in centro commerciale e di svago, con una galleria vetrata che merita una passeggiata anche solo per l’architettura. E per chi ama le storie di mare, la Maison de l’Armateur, una casa di armatori del Settecento trasformata in museo, racconta il secolo d’oro dei traffici con le Americhe.

Se capiti a Le Havre tra ottobre e novembre, potresti assistere alla partenza della Transat Jacques Vabre, la celebre regata transatlantica in doppio che parte proprio da qui: il porto si riempie di velisti, stand e pubblico, e anche da solo si sta benissimo tra i moli a guardare le barche che escono in mare aperto.

La spiaggia e la promenade: il lato balneare

Le Havre beach promenade with colorful seaside cabins summer

Le Havre ha una spiaggia di sabbia larga e un lungomare che sembra disegnato per le passeggiate al tramonto: le cabine colorate allineate sulla battigia, eredità delle villeggiature di inizio Novecento, sono diventate l’immagine più famosa della città, e capisco perché. In estate la spiaggia si riempie di famiglie e di ragazzi che giocano a pallavolo, ma c’è spazio per tutti, e a fine giornata il sole cala lentamente dietro le gru del porto, tingendo il cemento di Perret di rosa e arancio. È uno dei tramonti più belli che abbia mai visto in Francia, e l’ho vissuto da solo, seduto su una panchina, con un panino e una bottiglia di sidro.

La promenade continua verso nord fino al cap de la Hève, dove un faro e un belvedere dominano l’estuario della Senna: da lì, nelle giornate limpide, si vedono le scogliere bianche di Étretat all’orizzonte. La camminata è di circa un’ora a piedi dal centro, oppure si fa in bicicletta lungo le piste ciclabili. Sempre in zona spiaggia c’è Les Bains des Docks, il centro acquatico disegnato da Jean Nouvel con piscine e saune, perfetto per una giornata di pioggia o per un pomeriggio di relax dopo tante camminate.

Un consiglio da viaggiatore solitario: porta con te un libro e scegli un orario non di punta, verso le sei di sera. La spiaggia di Le Havre è il posto giusto per quel momento di stacco che ogni viaggio da solo merita, senza programmi e senza fretta.

Le Havre come base: Étretat, Honfleur e le spiagge dello sbarco

Pont de Normandie bridge over Seine estuary Le Havre sunset

La posizione di Le Havre è il suo asso nella manica: la città è il punto di partenza perfetto per le mete più famose della Normandia, tutte raggiungibili in meno di due ore. La più vicina è Étretat, con le sue scogliere di gesso bianco, gli archi e l’ago di roccia che hanno ispirato Monet e Courbet: si arriva in autobus in circa un’ora e il sentiero sul bordo della falesia regala una delle passeggiate più scenografiche d’Europa. Io ci sono andato con una giornata di sole e ho camminato fino al belvedere della valle, fermandomi a guardare il mare che sembrava dipinto: se non vuoi pensare ai mezzi pubblici, ci sono escursioni organizzate di un giorno da Le Havre alle scogliere di Étretat che risolvono tutto il problema dei trasporti.

Dall’altra parte dell’estuario c’è Honfleur, a una ventina di chilometri attraverso il Pont de Normandie, il grande ponte strallato con una campata centrale di oltre ottocento metri che da solo vale il viaggio. Honfleur è l’opposto di Le Havre: un porto pittoresco con le case a graticcio affacciate sul Vieux Bassin, gallerie d’arte e ristoranti di ostriche. La guida che ho scritto su Honfleur non è ancora online, ma intanto ti assicuro che la gita si fa benissimo anche da soli, magari con il battello che attraversa l’estuario.

Verso sud-ovest, in circa due ore, si raggiungono le spiagge dello sbarco: Arromanches con i resti del porto artificiale, il cimitero americano di Colleville-sur-Mer e il museo del D-Day. E verso l’interno c’è Rouen, la capitale della Normandia con la cattedrale di Monet e il Gros-Horloge, a un’ora di treno: nella mia guida a Rouen in solitaria trovi l’itinerario completo per la giornata. La combinazione ideale, se hai tre o quattro giorni, è Le Havre come base e una meta al giorno: Étretat, Honfleur e le spiagge dello sbarco, con Rouen come ciliegina finale. Caen in solitaria, con il suo castello e l’abbazia di Guglielmo il Conquistatore, è un’altra tappa naturale del viaggio.

Cosa mangiare: i sapori normanni tra pesce e sidro

La cucina di Le Havre è quella della Normandia marittima: pesce appena sbarcato, cozze, ostriche e piatti al burro e alla panna che non hanno paura delle calorie. Il posto giusto per mangiare è il quartiere di Saint-François, dove i ristoranti di pesce si contendono i tavoli all’aperto: io ci ho cenato tre sere di fila e ho assaggiato le cozze al sidro, la sole alla normanna con panna e funghi e un plateau di frutti di mare che da solo valeva il viaggio. Per chi viaggia da solo non c’è alcun problema: in Francia mangiare da soli è normalissimo, e i camerieri ti trattano con la stessa cura che riservano alle tavolate.

Da non perdere ci sono anche le specialità dolci e contadine: la teurgoule, un budino di riso al latte cotto lentamente nel forno, profumato alla cannella, e il caramello al burro salato, che qui trovi in ogni forma. Da bere, il sidro normanno, secco e frizzante, e il calvados, il distillato di mele che i locali sorseggiano a fine pasto: un assaggio basta per capire perché la Normandia è la terra delle mele. Se viaggi con budget limitato, i mercati e le boulangerie sono i tuoi alleati: panini, quiche e croissant si trovano ovunque a prezzi contenuti, e il pranzo al sacco sulla spiaggia è una tradizione locale.

Un’ultima nota pratica: i ristoranti del porto vecchio sono più turistici ma anche più comodi per chi viaggia da solo, con menu del giorno a prezzo fisso che in Francia sono quasi sempre un buon affare. Chiedi sempre il menu du jour prima di ordinare alla carta: è il modo migliore per mangiare bene spendendo circa venti o venticinque euro.

Dove dormire: i quartieri giusti per chi viaggia da solo

Le Havre non ha la varietà di alloggi di una grande capitale, ma le opzioni ci sono e coprono tutte le fasce di prezzo. Il quartiere più comodo per chi viaggia da solo è il centro, tra la stazione e la place de l’Hôtel de Ville: hotel di fascia media e qualche struttura moderna, tutto a portata di mano e a pochi minuti a piedi sia dal porto sia dalla spiaggia. Io ho dormito in un piccolo hotel vicino alla stazione, pagando circa sessanta euro a notte per una camera singola pulita e silenziosa: per chi viaggia da solo, la singola è il lusso più grande che esista.

Per chi ha un budget ridotto ci sono alcuni ostelli e residenze studentesche che in estate si trasformano in alloggi economici, con letti in dormitorio intorno ai trenta euro a notte: la clientela è giovane e internazionale, e la sera si fanno amicizie facilmente, il che può essere un valore aggiunto se viaggi da solo e vuoi condividere una cena. La zona del porto vecchio, Saint-François, è più cara ma ha il fascino di svegliarsi tra le barche dei pescatori: le camere con vista sul bacino costano circa il doppio del centro, ma per una notte speciale vale la pena.

Un consiglio pratico: prenota con un po’ di anticipo se viaggi tra ottobre e novembre, perché la Transat Jacques Vabre riempie gli alberghi, e in agosto la città è più affollata del solito. Per il resto, Le Havre è una città tranquilla e sicura, e anche rientrare a piedi la sera non mi ha mai messo a disagio.

Budget e consigli pratici

Un viaggio in solitaria a Le Havre è più economico di quanto immagini. Con un budget medio di circa sessanta euro al giorno, tra dormitorio o camera economica, colazione in boulangerie, un pranzo al sacco e una cena al ristorante, si sta benissimo; con ottanta o novanta euro al giorno si vive da signori, tra hotel più curato e cena di pesce con sidro. Le attrazioni principali sono economiche: il MuMa costa circa una decina di euro, Saint-Joseph è gratis, e la spiaggia, le passeggiate e i tramonti non costano nulla. I trasporti urbani costano circa due euro a corsa.

Alcuni consigli pratici che mi sono segnato durante il viaggio. Prima: la lingua. In Francia, anche nelle città meno turistiche, un «bonjour» e due parole di francese aprono tutte le porte: a Le Havre l’inglese si parla, ma non sempre, e la gentilezza conta più della grammatica. Secondo: portati una giacca a vento anche in estate, perché il vento di mare arriva all’improvviso, e un abbigliamento a strati salva la giornata. Terzo: controlla gli orari dei musei, perché molti chiudono il martedì e negli orari di pranzo, come da tradizione francese.

Quarto: se viaggi con lo zaino, la stazione ha deposito bagagli, ma molti hotel del centro ti lasciano lasciare il bagaglio anche dopo il check-out, il che è perfetto per l’ultimo giorno. Quinto: l’acqua del rubinetto è buona, e in Francia le fontanelle pubbliche sono rare, quindi riempi la borraccia dove puoi. E sesto, il più importante: non riempire il programma. Le Havre si gusta con calma, e la cosa migliore che puoi fare da solo è lasciare un pomeriggio vuoto, da riempire all’ultimo minuto secondo l’umore.

Itinerario di due giorni a Le Havre in solitaria

Ecco come ho organizzato i miei due giorni, un piano che puoi copiare senza pensarci due volte. Il primo giorno: arrivo in treno da Parigi al mattino, deposito del bagaglio in hotel, passeggiata fino alla place de l’Hôtel de Ville e salita alla torre Saint-Joseph, pranzo veloce in boulangerie, pomeriggio al MuMa senza fretta e cena di pesce a Saint-François, con chiusura al tramonto sulla spiaggia. Se il tempo regge, aggiungi il giro in barca nel porto nel tardo pomeriggio: la luce sul centro Perret visto dall’acqua è qualcosa che non dimentichi. Se invece parti dalla capitale, nella mia guida a Parigi in solitaria trovi anche i consigli sui treni del mattino.

Il secondo giorno, sveglia presto e gita fuori porta: scogliere di Étretat la mattina, con il sentiero panoramico e un pranzo al sacco sul belvedere, oppure Honfleur, più vicina e più raccolta, magari con una gita organizzata di una giornata a Honfleur che include il tragitto e ti lascia il tempo libero per il Vieux Bassin. Nel pomeriggio rientro a Le Havre, ultima passeggiata tra i Docks Vauban e la Maison de l’Armateur, e treno del tardo pomeriggio verso Parigi. Se hai tre giorni, aggiungi le spiagge dello sbarco o Rouen: la settimana normanna è servita.

Un’alternativa per chi ama camminare: sostituisci la gita con la lunga passeggiata al cap de la Hève, il faro sulla punta nord, e con una visita al giardino giapponese o all’abbazia di Graville, a nord della città: due luoghi fuori dai giri turistici che hanno un fascino tutto loro e che ho scoperto quasi per caso.

Domande frequenti su Le Havre in solitaria

Le Havre è una buona destinazione per un viaggio da soli? Assolutamente sì: è una città sicura, compatta, con poca folla e con una vita di quartiere autentica. La combinazione di architettura, musei, spiaggia e gite fuori porta la rende perfetta per chi viaggia da solo e vuole ritmi lenti.

Quanti giorni servono per visitare Le Havre? Due giorni sono il minimo: uno per la città, tra centro Perret e MuMa, e uno per una gita fuori porta a Étretat o Honfleur. Con tre giorni puoi aggiungere le spiagge dello sbarco o Rouen.

Vale la pena senza macchina? Sì: il centro si gira a piedi, Étretat e Honfleur sono raggiungibili con i mezzi pubblici, e per tutto il resto ci sono escursioni organizzate e treni. La macchina è utile solo per le spiagge dello sbarco, che però hanno collegamenti in bus nelle stagioni turistiche.

Cosa fare a Le Havre se piove? Il MuMa è la risposta ovvia, ma ci sono anche i Bains des Docks, il centro acquatico di Jean Nouvel, il museo di storia naturale e la Maison de l’Armateur. La città è attrezzata per le giornate grigie, che d’altronde fanno parte del fascino normanno.

Bisogna parlare francese? Aiuta sempre, ma con l’inglese e un po’ di buona volontà si va lontano. I musei hanno audioguide in inglese e i ristoranti del porto sono abituati ai turisti. Se vuoi un approfondimento sulla città, la pagina di Wikipedia su Le Havre è un buon punto di partenza.

Quando è il periodo migliore? Da maggio a settembre per la spiaggia e le giornate lunghe; ottobre e novembre per la Transat Jacques Vabre e i colori autunnali; dicembre per i mercatini di Natale. L’inverno è ventoso, ma la luce sul mare è magnifica.

La sera prima di ripartire sono tornato sul molo del porto vecchio, dove le barche da pesca dondolavano leggere e il Volcan di Niemeyer sembrava un oggetto arrivato da un altro pianeta. Un signore con una canna da pesca mi ha offerto un sorriso e un «bonne soirée». È bastato per ricordarmi perché amo viaggiare da solo: perché in certi momenti la città ti parla direttamente, senza intermediari. Le Havre non è la città che ti aspetti e forse è proprio per questo che merita un viaggio. Anche da soli, anzi: soprattutto da soli.